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Pratica e Teoria

Esperienza Narcisistica: una rilettura di La Bella e la Bestia

a cura di Bellini Barbara

Mariano Pizzimenti

Il presente scritto è una rielaborazione di una formazione condotta dal Direttore della Scuola Gestalt di Torino Mariano Pizzimenti, che ringrazio per aver concesso questo materiale di riflessione[1]

Conoscete la storia di “La Bella e la Bestia” nella versione cinematografica Disneyana?

Le favole trasportate sullo schermo della Disney a volte perdono alcuni dei loro contenuti più importanti ma, in questo caso, la storia rielaborata dagli sceneggiatori, è diventata una delle più complete rappresentazioni della dinamica narcisistica e del suo superamento.

La storia ha inizio in Francia: un giovane principe vive chiuso nel suo castello, in un mondo fatto di egoismo e di cattiveria; egli è incapace di amare e disinteressato a tutto ciò che non riguardi il suo piacere e la sua persona. Un giorno una fata gli si presenta sotto le spoglie di una povera vecchia per scoprire se ci sia ancora dell’amore nel suo cuore e gli offre in dono una rosa in cambio di ospitalità per la notte.

Ma il giovane principe non tanto egoista quanto idcentrico, la scaccia disprezzando il suo dono.

Allora la vecchia si trasforma in una bellissima fata e, nonostante lui l’abbia riconosciuta e la implori di perdonarlo, lo trasforma in una terribile bestia, dicendogli che se non fosse riuscito ad amare ed a farsi amare prima del suo ventunesimo compleanno sarebbe rimasto una bestia per sempre.

Già dalla prima parte del racconto emerge la definizione di Narcisismo come disturbo della personalità: la fissazione, durante la crescita, del naturale narcisismo infantile (l’Idcentrismo, credersi il centro del mondo, la totale concentrazione sui propri desideri), che permane immutato nell’età adulta.

La personalità narcisistica non è in grado di riconoscere l’amore e finisce per disprezzarlo: a ben vedere questo disprezzo nasconde la paura per qualcosa che, in realtà, si desidera molto. Ma cosa genera questa paura? Andiamo avanti …

La storia continua in un piccolo villaggio, dove vive Belle, una romantica fanciulla, diversa da tutti gli altri abitanti del villaggio, che passa le sue giornate sognando avventure, principi, fiabe, e un futuro in cui la sua vita cambierà: lei andrà via da quel villaggio e riuscirà a vivere nel suo mondo di sogno.

Qui c’è un altro aspetto dell’esperienza narcisistica: la fissazione nell’adulto dello stadio infantile dei sogni, delle fiabe, della convinzione di essere speciale, diverso della famiglia, dell’ambiente e la convinzione che un giorno si avvereranno i sogni che nutre.

In questa fissazione c’è un pericolo del narcisismo: la chiusura, la perdita di contatto con l’ambiente, il considerarsi il centro del mondo e il credere che tutto debba ruotare intorno ai nostri desideri e nel primato dei nostri ideali. La fissazione dello stadio infantile dei sogni però ha anche la sua potenzialità: i forti messaggi che ci arrivano dall’ID, sotto forma di sogni ad occhi aperti, ci indicano una possibilità di evoluzione, purché…purché si abbia il coraggio di vivere il nostro sogno nel momento in cui si presenta l’occasione, anche se l’aspetto che esso può assumere nella realtà può essere imprevedibile e terrorizzarci.

Questo è quanto succede a Belle, lei sogna di vivere in un castello, in un mondo incantato diventando principessa accanto ad un principe; tutto questo si realizza, solo che il castello è un luogo tenebroso e maledetto, il principe è una bestia mostruosa e lei si ritrova a dovere rinunciare alla sua famiglia: è una prigioniera.

Belle vorrebbe fuggire e ne avrebbe anche la possibilità, ma a questo punto si trova davanti ad una scelta: tornare indietro nel villaggio, dove c’è Gaston, l’uomo che la vorrebbe sposare, o restare e vivere il suo sogno, anche se questo ha una forma così diversa da come se l’aspettava, la forma della Bestia? Qui non capisco questa domanda finale.

Gaston, la Bestia e Belle sono tre parti della personalità narcisista: la parte tronfia e manipolatrice, la parte sofferente e travolta dagli impulsi, la parte infantile e sognatrice.

Gaston è il bello del villaggio, vive in una costante relazione con lo specchio, che gli rimanda ciò che per lui è la cosa più importante al mondo: la sua immagine. Per lui non esistono cose impossibili, tutto ciò che vuole, lo ottiene in un modo o nell’altro. Per lui le persone servono solo per confermare la sua immagine o per essere manipolate nella realizzazione dei suoi scopi. Gaston rappresenta la parte di noi desensibilizzata, per cui contano solo potere e dominio: dominio sulle proprie emozioni, sugli altri e sull’intero ambiente.

La Bestia invece è l’altra faccia di Gaston. Anche lui è forte e potente ma travolto dai suoi istinti e dalle sue emozioni. Vive chiuso in un suo mondo di sofferenza, rabbia e crudeltà. Agli occhi della Bestia esistono solo i suoi problemi e la sua sofferenza. Anch’egli vive solo per la sua immagine che però non è quella esteriore, ma quella interiore, quella della sua anima mostruosa, corrotta e animalesca; un’immagine che la Bestia non desidera che gli altri vedano per cui si isola, si nasconde chiudendosi nella sua sofferenza. Per la Bestia, gli altri sono solo oggetti animati e può vedere il mondo esterno solo attraverso uno specchio magico. In altre parole, per la Bestia il mondo esiste solo come immagine proiettata di se stesso.

Belle è la parte infantile e sognatrice che non cresce mai. È la parte fragile bisognosa di protezione che vive un mondo di sogno e riesce a non farsi toccare dalle brutture del mondo. Ciò nonostante Belle rappresenta l’unica parte coraggiosa e realmente capace di amare. Il suo amore però deve evolvere, deve passare dallo stadio idealistico infantile allo stadio adulto e per fare ciò deve attraversare tre prove: la perdita della famiglia, la perdita dei suoi ideali e il terrore dell’abbandono.

È un processo doloroso. Ci fa soffrire accorgerci che la nostra famiglia non è in grado di proteggerci per sempre nel mondo. Per diventare adulti dobbiamo accettare responsabilità e potere fino al giorno critico in cui ci accorgiamo, con timore, che i nostri genitori stanno diventando vecchi e deboli ed hanno bisogno di noi e della nostra protezione: di fatto ci chiedono di prendere il loro posto.

Per diventare adulti dobbiamo rinunciare ai nostri ideali e scendere nelle profonde segrete della nostra anima per incontrare la bestia mostruosa che rinchiudiamo lì dentro: le nostre paure, la nostra violenza, la nostra rabbia, la nostra cattiveria, le nostre parti più squallide e ripugnanti. All’inizio questo incontro è terrificante e Belle vorrebbe fuggire, pian piano però il suo coraggio cresce e lei comincia a capire, ad accettare e quindi ad apprezzare la Bestia.

In questo processo la prigione perde le sue catene, il mostro che è dentro di noi non ci tiene più prigionieri quando noi abbiamo il coraggio di incontrarlo e di apprezzarlo.

Così la Bestia lascia Belle libera e Belle sente il desiderio regressivo di tornare indietro, alla sicurezza della famiglia e del proprio ambiente infantile. Farlo però significa andare incontro alla delusione: l’infanzia perduta non può più tornare e se noi insistiamo a mantenerla ecco che rischiamo di farci imprigionare dalla parte tronfia ed egoista della nostra personalità.

Infatti, quando Gaston capisce che Belle si sta innamorando della Bestia rinchiude la fanciulla e parte per andare ad uccidere il suo rivale. A questo punto però Belle non è più sola e indifesa, nel processo di crescita si è procurata degli alleati e questi sono in grado di aiutarla e sostenerla ad utilizzare creativamente la propria distruttività. Così Belle libera può correre al castello ed insieme a Gaston ed alla Bestia, concludere il processo. Gaston e la Bestia, si impegnano in un duello mortale che li vedrà soccombere entrambi, perché nessuno dei due può esistere senza l’altro.

Se una parte della nostra personalità è tronfia, gonfiata e si nutre esclusivamente della sua stessa immagine, inevitabilmente un’altra parte di noi è chiusa, sofferente, preoccupata solo di se stessa e della sua sofferenza.

Gaston precipita negli abissi della sua stessa brama di possesso e da essa viene distrutto; la Bestia trova finalmente pace alla sua sofferenza interiore, morendo tra le braccia di Belle. Ora Belle affronta la sua ultima prova: l’abbandono e la perdita dell’amato, il contatto con la morte che distrugge definitivamente i sogni infantili di onnipotenza e di vulnerabilità. Diventa adulta.

A questo punto l’incantesimo narcisista è rotto.

È una bella favola (se smascheriamo ai nostri bambini i marcati aspetti maschilisti presenti in tutti i film della Disney), ma la domanda a questo punto è: come possiamo confrontare nella pratica terapeutica la fissazione narcisistica?

Freud definì il narcisismo l’unico disturbo per cui la psicanalisi si rivelava inefficace; ciò mi sembra molto plausibile dato che la classica seduta psicoanalitica costruisce una situazione in cui, per un’ora, tutta l’attenzione del terapeuta è concentrata sul paziente, il paziente e i suoi problemi sono davvero il centro del mondo. Questo approccio finisce per dare un implicito rinforzo al disturbo narcisistico. Da questo punto di vista, il luogo ideale per lavorare sul narcisismo è il gruppo.

Nel gruppo abbiamo la possibilità di vedere il narcisismo all’opera con le sue relazioni oggettualizzate, con le sue desensibilizzazioni, con le sue proiezioni continue.

Parlare di narcisismo significa, infatti, entrare nel regno delle proiezioni, cioè di tutto ciò che immaginiamo che l’altro stia pensando di noi, senza interessarci ad un’eventuale verifica. Smettiamo così di interessarci all’altro, esistiamo solo noi e le nostre proiezioni del mondo (percezioni, sogni, giudizi, ideali…).

Ciò che accomuna Belle, la Bestia e Gaston è che tutti e tre interrompono il contatto con l’ambiente e con le proprie emozioni utilizzando il meccanismo della proiezione.

Belle sogna, e nei suoi sogni è sempre il mondo intorno a lei che è destinato a cambiare. È la gente del villaggio in cui vive che non la capisce e che le rende la vita noiosa ed insopportabile. Lei neanche concepisce l’idea di potere influenzare chi le vive accanto per provocare dei cambiamenti. Belle ha rinunciato ai propri occhi per vivere solo nella fantasia, gli altri esistono proprio per confermare le sue fantasie ed attraverso le loro reazioni, Belle vede una conferma della propria diversità e della propria specialità. Belle è dolce e gentile ma incapace di amare alla stessa stregua di Gaston e della Bestia e anche lei ne dà la responsabilità al mondo che la circonda, anche nell’incontro con la Bestia, Belle non è in grado di vedere altro che il mostro: nonostante la sua dolcezza e la sua bontà, Belle deve fare ancora un lungo cammino per imparare ad amare.

Gaston è esclusivamente interessato all’ammirazione. Gli altri riflettono la sua immagine e, in questo modo, gli danno il diritto di esistere, egli è completamente separato dalle sue emozioni e dalle sue sensazioni. Le uniche emozioni che Gaston conosce, sono di breve soddisfazione, quando riesce ad ottenere ciò che vuole, oppure di umiliazione e frustrazione quando qualcosa o qualcuno svaluta la sua immagine, ovvero quando non riesce ad ottenere ciò che vuole. Quindi i desideri di Gaston, non sono dettati dal bisogno di contattare qualcosa o qualcuno che soddisfi una sua mancanza, ma dalla sensazione di potere che gli dà ottenere ciò che tutti desiderano: se lui riesce a realizzare ciò che desidera, gli altri lo ammireranno di più. Per Gaston niente è impossibile, basta riuscire ad attuare le giuste manipolazioni e questo gli riesce perché, essendo desensibilizzato, può facilmente manipolare senza i limiti imposti dalla propria sensibilità. Anche Gaston ha rinunciato ai suoi occhi, non guarda gli altri ma si proietta negli altri per guardarsi: se gli altri esprimono ammirazione, lui sta bene ed è soddisfatto della propria vita (sensazione che dura comunque poco perché necessita di continue conferme) mentre, se gli altri lo ignorano o peggio lo deridono, lui non ha più il diritto di esistere.

La Bestia invece si proietta negli altri solo per avere conferme della propria mostruosità. Le uniche emozioni che conosce sono sofferenza e rabbia. È incapace di contattare l’amore e la tenerezza che ha in sé, anzi ne è terrorizzato e, vedendosi mostruoso e cattivo attraverso gli occhi degli altri, si tranquillizza, pur chiudendosi sempre di più nella propria sofferenza. La Bestia rifiuta il mondo perché è il mondo a rifiutare lui (altro esempio di come la formazione reattiva possa proteggere la proiezione).

Come Belle anche la Bestia non crede di poter cambiare la propria situazione: è l’esterno che deve cambiare, è l’esterno che deve dimostrargli di amarlo ugualmente, anche se lui è un mostro.

 

Da qui traspare il sogno struggente e irrealizzabile di ogni persona chiusa in un’esperienza narcisistica: essere amati per ciò che si è e non per ciò che si è in grado di fare. Quest’ultimo punto è essenziale per comprendere la realtà narcisistica. Dietro ogni narciso si nasconde un autentico terrore: se egli non è il migliore, il più potente, se non si riesce a fare godere l’altro, se non si riesce a dimostrare di essere diverso, speciale, allora tutti nell’ambiente intorno lo rifiuteranno e lui si troverà solo, abbandonato e rifiutato. Quando siamo intrappolati in una dimensione narcisistica, il terrore del rifiuto ci accompagna sempre. Non lo dimostriamo e spesso neanche lo percepiamo perché ci desensibilizziamo. Al posto del terrore del rifiuto sperimentiamo il vuoto. Il vuoto è la traduzione, nel linguaggio narcisistico, del terrore dell’abbandono.

Il senso del vuoto accompagna sempre Narciso, impedendogli di godere realmente delle sue conquiste, di ciò che riesce a fare; anche quando ottiene qualcosa per cui ha lottato per lungo tempo, l’appagamento del contatto finale viene inghiottito da questo vuoto che fa da area di protezione intorno al bambino/a terrorizzato/a che vive in lui/lei.

Di fronte ad una minaccia di fallimento, l’utilizzo del vuoto come protezione, può diventare talmente estremo, che la persona non è più in grado né di sentire né di pensare: si muove ed agisce automaticamente e le sue capacità di risposta originali o anche solamente adeguate agli stimoli ambientali, si riducono talmente che può finire per comportarsi come un idiota o un totale incompetente.

La persona chiusa nella trappola narcisistica si sperimenta e si mostra (quando è messa sotto stress), sempre attraverso gli estremi Gaston – Bestia, Bestia – Belle, Belle – Gaston.

Il corpo della persona che vive una sofferenza narcisistica può essere esplorato o esplosivo; i muscoli fragili ed ipotonici (Woody Allen) o gonfi ed ipertonici (Silvester Stallone); le articolazioni rigide e cigolanti come quelle di un robot o iperelastiche come quelle di una ballerina. L’espressività facciale è facilmente bloccata in una maschera fissa o al contrario incredibilmente mutevole come quella di un attore consumato; l’espressione delle emozioni è assente oppure vulcanica e travolgente; non ride o se ride tutti lo sentono; è estremamente calmo, ma se si arrabbia... il suo è furore. La comunicazione è vuota e priva di interesse o estremamente coinvolgente e passionale; teorica fino all’astrazione o pratica come i conti della spesa; professionale come quella di uno scienziato o fluttuante come quella di un poeta. O è il primo o è l’ultimo, o è il più forte o il più debole, il più intelligente o il più stupido, comunque mai anonimo per non rischiare di trovare anche fuori quel vuoto che sente sempre dentro di sè.

Confrontare le proiezioni della dimensione narcisistica significa portare la persona in contatto con la paura della morte. Questa è l’ultima prova che Belle deve affrontare nel suo processo di trasformazione, è anche l’ultima prova di Gaston e l’ultima prova della Bestia.

La persona chiusa nella trappola narcisistica deve accettare di sentire la propria morte e accettare la morte dei propri ideali, che per lei sono la stessa cosa. Per il narciso gli ideali del suo Ego sono sovrapposti alle sue sensazioni e lui non riesce più a distinguere tra i primi, cioè sovrastrutture costruite per manipolare l’ambiente, per aumentare il proprio controllo sull’ambiente e le seconde, cioè i segnali di ciò che è indispensabile per sopravvivere.

In altre parole, per il narciso essere il migliore (ideale dell’Io che permette di manipolare l’ambiente) si sovrappone alla sensazione di amare e di essere amato. In questo modo qualsiasi minaccia ai suoi ideali egoici  viene confusa con una minaccia ai suoi bisogni più profondi.

Ecco perché per uscire dalla trappola narcisistica la persona deve imparare a seguire la sua paura, ma non quella forte, carica di adrenalina, eccitante che gli permette di superare la sua soglia di desensibilizzazione ed illudersi di avere anch’egli una vita piena e soddisfacente (come quelli che cercano emozioni sempre più forti per sentirsi vivi).

La paura da seguire è quella che si segnala con il vuoto, quella che è coperta dai “non ho voglia”, “non ne vale la pena”, “non mi interessa veramente”, “in fondo ho di meglio da fare”, etc.

Se siamo chiusi in una trappola narcisistica ma usiamo la nostra consapevolezza per entrare in questo vuoto, allora ci mettiamo in trappola da soli creando, di fatto, una situazione paradossale. Come sempre, quando entriamo in un paradosso, sperimentiamo la libertà.

Ecco perché nel lavoro con il narcisismo è così importante la frustrazione.

Il nostro lavoro, in quanto terapeuti, è di frustrare metodicamente tutti i tentativi della persona di soddisfare i propri ideali egoici, le proprie proiezioni. Questo è importante, noi non frustriamo la persona, frustriamo la sua nevrosi, i suoi ideali dell’EGO che soffocano i bisogni dell’ID.

E’  importante rendersi conto che solo la persona può costruire la situazione paradossale in grado di liberarla. Noi possiamo frustrare i suoi tentativi di fuga, possiamo indicarle la situazione in cui c’è la trappola, ma nella trappola la persona ci deve entrare consapevolmente, non possiamo spingercela noi con un trucco. Questo per me è estremamente importante. Guai se la persona cadesse in trappola senza rendersene conto, se si trovasse ad entrare in quel vuoto che la terrorizza senza averlo scelto, il suo narcisismo ne uscirebbe rinforzato, perché lei farebbe semplicemente un’altra esperienza dolorosa che la confermerebbe nell’importanza di essere ancora più abile, ancora più brava nel non farsi fregare.

Se invece la persona davanti al vuoto sente il nostro appoggio, la nostra presenza, l’appoggio di un gruppo ed accetta di entrarci, tutti gli introietti che dominano la sua vita diventano improvvisamente disponibili. Genitori, fratelli, figli, consorti, amanti, colleghi, capi, insegnanti, zii, tutti sono lì con le loro richieste, con le loro minacce di abbandono, con le loro minacce di non amore.

La persona può incontrarle e scoprire che adesso non muore anche se viene abbandonata ed inoltre, cosa ancora più importante, può cominciare a sondare la profondità del suo bisogno d’amore. Il narciso ha l’occasione di comprendere che non potrà mai colmare il vuoto con l’ammirazione che suscita negli altri ma che può prendersene cura imparando ad amare gli altri con una maggiore profondità.

(Una responsabilità di cui deve cominciare ad assumersene la responsabilità, che deve cominciare a riconoscere per cominciare a rendersi conto che non è con l’amore né con l’ammirazione degli altri che potrà mai riempire questa profondità, questo vuoto, ma con la sua capacità di dare amore.

SE DELL’AMORE NON CI È STATO DATO O CI È STATO TOLTO, POSSIAMO SOSTITUIRLO SOLO IMPARANDO NOI AD AMARE DI PIÙ!

Finché il nostro benessere, il nostro senso del valore, la nostra autostima saranno subordinati alla quantità di amore, ammirazione, rispetto, riconoscimento o di denaro, doni, sesso, odio o di paura che noi riusciamo a suscitare o ottenere dagli altri, noi saremo sempre in trappola.

Nel momento in cui smettiamo di manipolare gli altri per ottenere tutte queste cose e cominciamo a muoverci in contatto con le nostre sensazioni e a farci guidare dal per il nostro bisogno di dare e di amare, allora cominceremo a sentirci liberi.

La parte di noi potente sperimenta di potere amare e di potere lasciare la persona che ama, sperimenta cioè di non essere inghiottita e fagocitata se rischia di amare. Questo è quanto scopre la Bestia, quando morendo abbandona Belle.

La parte di noi infantile sperimenta di potere essere abbandonata dalla persona amata senza esserne distrutta, annientata e questo è quanto sperimenta Belle, quando finalmente accetta di amare la Bestia, anche se questa la sta abbandonando.

A questo punto la trappola è aperta e la persona è libera.

Attenzione però, la strada per il narciso è lunga. Non sarà sufficiente fare questa esperienza un’unica volta. La trappola narcisistica scatterà ancora ed ancora ed ogni volta noi dovremo incontrare la paura di morire.

Ogni volta però si rivelerà un po’ più facile. Ogni volta la nostra consapevolezza potrà aiutarci un po’ di più.

Ogni volta riusciamo a decostruire una parte del processo che ha formato la personalità narcisistica.

A questo punto però il lavoro deve andare avanti, se vogliamo uscire definitivamente dalla trappola è necessario che cambino le identificazioni con cui sosteniamo il nostro senso del valore, ma di questo parleremo in un prossimo articolo.

 



[1] Ringrazio la dott.ssa Alice Neri per la trascrizione del materiale