Figure emergenti
MS2
Età dello sviluppo

Fare, dire, cambiare. Terapia in gruppo con adolescenti.

Workshop

Michela Parmeggiani

Abstract

Nel trattamento degli adolescenti la psicoterapia, nella sua forma più classica, è valida ormai solo per una minoranza di casi. La necessità è di orientarsi verso un modello d’intervento sufficientemente elastico per adattarsi al qui e ora degli adolescenti dove l’uso della parola non è l’unico modo di relazione e sostegno; è utile una prassi che lasci il posto a quelle che, dall’osservazione sul campo, sono le parole chiave dell’adolescenza: corpo, azione, gruppo. Da diversi anni intervengo con adolescenti, anche in situazione di grave disagio psicologico e ambientale, secondo il modello qui proposto. Si tratta d’integrare nell’agire terapeutico con i ragazzi alcuni aspetti della psicoterapia della Gestalt con quella che definisco psico-educazione in movimento, basata sul fare esperienza corporea concreta, come base per intervenire sul cambiamento. La terapia della Gestalt, specie per i suoi aspetti confrontativi, che riportano alla pratica della responsabilità, è adatta al lavoro con l’adolescente, perché non patologizza l’individuo, ma lo orienta all’accettazione di sé e all’autosostegno, promovendone la capacità di creare la propria storia, la continuità attraverso il cambiamento. L’obiettivo delle attività corporee è invece di superare la settorialità in cui l’agire, il comprendere e il comunicare sono frammentati, passando al vaglio della prova d’efficacia. In questo sono utili la danza-movimento terapia, il teatro, le arti marziali a mani nude, in una combinazione sperimentata. La Gestalt, e la sua attenzione ai processi creativi, è il collante che aiuta a trasformare parentesi esperienziali in processi di crescita. Centrale infine è la dimensione gruppale che lascia al confronto individuale uno spazio in seconda battuta e al confine dell’esperienza comune.

“Incontrando i minori” è stata per me una gradita e ulteriore occasione di scambio con i colleghi SGT, con i quali da tempo ci stiamo confrontando sulle reciproche prassi d’intervento in un campo, come quello dell’accompagnamento di minori in situazione di disagio, molto appassionante e vivace. Incontrare i minori significa per me raccogliere la sfida di dover rinnovare costantemente l’ascolto e la modalità di lavoro, per restare al passo con loro e con le esigenze che cambiano. Il titolo del workshop proposto si ispira all’idea che porto avanti da anni nel lavoro con gli adolescenti, in particolare nei servizi pubblici di tutela minori. Fare insieme ai ragazzi spesso permette di creare un tappeto comune d’esperienza, dove l’uso della parola non è l’unico modo di relazione e sostegno; è utile una prassi che lasci il posto a quelle che, dal mio punto di vista, sono le parole chiave dell’adolescenza: corpo, azione, gruppo.

Nel lavoro con gli adolescenti, ho rilevato un blocco nella fase di pre-contatto: l’adolescente si trova spiazzato da se stesso, spesso non sa cosa vuole e di conseguenza non si muove in alcuna direzione. Per la Gestalt, per assimilare qualcosa dall’ambiente che lo circonda un organismo deve entrarci in contatto cioè, utilizzare la propria capacità ad-gressiva per andare verso e prendere. Entrare in contatto implica quindi un oggetto esterno; come ci insegna Perls il contatto è la risposta motrice nel campo. Per l’adolescente in crisi che ha un blocco nella funzione di contatto è fondamentale, dopo un accettabile tempo di sospensione, riattivarla per mantenere il processo dell’essere presente. Emerge come in tutto ciò sia centrale l’azione che, come ci ricordano i filosofi, è l’unica realtà dell’uomo in cui trovano espressione il suo essere e il suo pensiero.

Per la Gestalt essere è fare in un modo consapevole, intenzionale, e questo è importante tenerlo presente nella relazione con l’adolescente, soprattutto se si pensa che il Sé può realizzare nell’azione le sue potenzialità; l’adolescente che agisce in questi termini ha un’importante occasione di crescita, di espressione di creatività, fondamentale per lo sviluppo armonico della sua personalità. Dare la possibilità ad un adolescente, in un contesto protetto, di creare ed esprimersi, ma anche di sperimentare attraverso l’azione atteggiamenti e comportamenti diversi senza pericolo, aiuta il processo di respons-abilità e di consapevolezza e, infine, di autorealizzazione. Da diversi anni intervengo con adolescenti, anche in situazione di grave disagio psicologico e ambientale, secondo il modello qui proposto. Si tratta d’integrare nell’agire terapeutico con i ragazzi alcuni aspetti della psicoterapia della Gestalt con quella che definisco psico-educazione in movimento, basata sul fare esperienza corporea concreta, come base per intervenire sul cambiamento.

La terapia della Gestalt, specie per i suoi aspetti confrontativi, che riportano alla pratica della responsabilità, è adatta al lavoro con l’adolescente, perché non patologizza l’individuo, ma lo orienta all’accettazione di sé e all’autosostegno, promovendone la capacità di creare la propria storia, la continuità attraverso il cambiamento. L’obiettivo delle attività corporee è invece di superare la settorialità in cui l’agire, il comprendere e il comunicare sono frammentati, passando al vaglio della prova d’efficacia. In questo sono utili la danza-movimento terapia, il teatro, le arti marziali a mani nude, in una combinazione sperimentata da anni. La Gestalt, e la sua attenzione ai processi creativi, è il collante che aiuta a trasformare parentesi esperienziali in processi di crescita. Centrale infine è la dimensione gruppale, naturale per gli adolescenti. Spesso il gruppo fa parte della fenomenologia dell'adolescenza ma più difficilmente lo si pensa quale forma possibile se si parla di azioni terapeutiche. Dal mio punto di vista, invece, il gruppo e' uno straordinario catalizzatore di processi e un contenitore privilegiato dell’ansia, che scoprire parti di sé può attivare nei ragazzi. Certamente la conduzione di un gruppo di adolescenti esige una conoscenza delle dinamiche di conflitto proprie di questa età e una certa flessibilità nell'uso della leadership; ad esempio lo stile autoritario e' quello meno gestaltico ma in certe occasioni e' utile e permette di uscire da gravi momenti di impasse. Per i ragazzi credo sia fondamentale fare esperienza, integrabile con la vita che e' azione, fuori dal contesto di terapia. Si lascia quindi emergere la profondità di ciascuno in situazione, momento per momento, senza andarla a stanare. Il lavoro sulle parti emozionali, una volta emerse, e' garantito dall'approccio gestaltico. Far emergere e promuovere il cambiamento e' il compito affidato al corpo in movimento.

All’interno di questo workshop ho scelto di adottare lo stesso tipo di approccio con i partecipanti. Abbiamo fatto assieme delle esperienze, per poi parlarne e fornire piccoli spunti di cambiamento nell’approccio al tema del lavoro con il corpo nella terapia con gli adolescenti. Certamente sperimentare “ a secco” senza troppe spiegazioni presuppone l’assunzione di un rischio legato alle resistenze individuali. E’ stato molto piacevole ritrovare nei colleghi, terapeuti o allievi che fossero, la stessa voglia di sperimentare che accomuna spesso chi lavora in quest’ambito. Abbiamo potuto giocare e metterci alla prova assieme e, pur nel breve tempo a disposizione, scambiarci impressioni e sollevare questioni in uno spazio creativo, per me molto stimolante.

Gli esperimenti via via proposti hanno messo in evidenza quanto il fare sia utile per creare un’evidenza immediata di stili comportamentali di cui spesso, nel semplice racconto, non siamo consapevoli. Abbiamo potuto sperimentare insieme, divertendoci, alcune situazioni stimolo, preparatorie al lavoro sulla gestione degli agiti aggressivi; i partecipanti hanno potuto sperimentare una parte di sessione molto simile a quello che normalmente propongo agli stessi ragazzi. L'elemento centrale della proposta e' quello di lavorare direttamente sul corpo assieme agli adolescenti in gruppo, contesto che contiene e protegge, dove e' possibile scaricare la componente negativa dell'aggressività, in modo da poter liberare quella creativa, disponibile con effetti benefici. L'aggressività viene proposta come possibile leva costruttiva. Quello che mi interessava proporre ai partecipanti era un’esperienza di “vertigine” che potesse mantenere tracce di memoria nel corpo, una volta conclusa. Nello spazio a disposizione ho scelto di lasciare qualche pennellata che potesse dare una rappresentazione piuttosto fedele del mio agire in terapia di gruppo con i ragazzi. La fiducia nella capacità di mettersi in gioco dei colleghi partecipanti mi ha aiutata a fare assieme per poi lasciare sullo sfondo la spiegazione “a posteriori” delle possibili applicazioni di quanto sperimentato. Siamo passati dalle arti marziali a mani nude, alla danza, ad alcune tecniche di teatro attivo. Alcuni esercizi di gestalt, nello specifico la messa in scena di un processo in tribunale, sono stati proposti per esemplificare come l’esplorazione di conflitti resi espliciti, possa aiutare i ragazzi, in un buon contenitore, ad avviare il processo di consapevolezza e di responsabilità, portando talvolta a soluzioni creative.

Certo non è stato esaustivo! ma il “clima” ludico che ho voluto creare anche qui è quello che solitamente utilizzo per veicolare i contenuti e abbassare le difese con i ragazzi; questo mi interessava condividere. Incontrare i minori significa anche attivare le nostre parti adolescenti. Grazie per esserci divertiti assieme.

Michela Parmeggiani Psicologa, Psicoterapeuta, didatta associata Fisig presso il Centro Studi Terapia della Gestalt (CSTG) di Milano; si occupa di adolescenti con programmi di psicoterapia attraverso il movimento, anche in outdoor,  rivolti a  gruppi di ragazzi in situazione di forte disagio. Si occupa della formazione e supervisione di equipe integrate di tutela minori.