Figure emergenti
MS2
Età dello sviluppo

Dalla chiusura del convegno a un nuovo inizio

Convegno “Incontrando i minori". Metodologie e strumenti per l’intervento in età evolutiva”

Jgor Francesco Luceri

"In una società dove le relazioni sono caratterizzate dalla precarietà, dove le nuove tecnologie consentono di arrivare più lontano ma spesso creano distanza fisica tra le persone, diventa sempre più difficile riuscire a fornire a bambini e adolescenti modelli relazionali sani e funzionali. A fronte di tutti questi cambiamenti è necessario modificare l'intervento dei professionisti che si occupano di minori per meglio rispondere ai bisogni attuali. Di quali metodologie e di quali strumenti ci possiamo dotare?” 

La frase che precede era la sottotraccia del convegno annuale della Scuola Gestalt di Torino (SGT) tenutosi nel 2016. Questo convegno è stato diverso dal solito perché ha presentato alcune novità rispetto alle edizioni precedenti, frutto dello spirito di responsabilità, creatività e voglia di sperimentare che da sempre caratterizza il nostro istituto.

La prima novità è stata il comitato scientifico. Nel corso degli anni alcuni ex-allievi, ormai professionisti, diplomati all'SGT si sono avvicinati creando un gruppo di pensiero e confronto, condividendo l'interesse professionale per il lavoro nell'ambito dell'età evolutiva, a diversi livelli, terapeutico, educativo e comunitario. Questo gruppo, per onore di cronaca, è formato dal sottoscritto, Elena Palladino, Monica Prato e Iride, Susanna Memè. Nel tempo abbiamo chiarito al nostro interno sempre di più una delle direzioni da esplorare e verso cui tendere: capitalizzare la nostra personale esperienza nel lavoro con bambini, adolescenti e famiglie, esplorandone le dimensioni teoriche al fine di sviluppare una metodologia di lavoro ed un costrutto teorico che affondi chiaramente le radici nella teoria della Gestalt ma con la sfumatura di senso specifica dell'SGT. Questo è un lavoro in fieri che richiederà ancora qualche anno prima di venire sistematizzato e pubblicato, anche se non mancheranno gli articoli su questa rivista. Organizzare un convegno è sembrato a tutti un'ottima occasione per battezzare questo nuovo movimento di crescita del nostro gruppo e della scuola che fino ad oggi non aveva sviluppato specifiche riflessioni sul lavoro in età evolutiva. Abbiamo quindi preso le redini organizzative, anche grazie al direttivo della scuola che ci ha dato fiducia ed ha creduto nel nostro progetto, e compiendo scelte didattiche autonome abbiamo strutturato il convegno del 2016.

Colgo l’occasione per ringraziare anche tutti coloro (allievi, ex-allievi e tirocinanti) che entrando nel comitato organizzativo ci hanno aiutato a rendere concreta la nostra idea.

La seconda novità di questo convegno è stata la presenza di un' ospite internazionale. Durante la nostra pratica professionale ognuno di noi ha partecipato, e continua a farlo, a seminari e convegni sia per mantenersi aggiornati su quello che accade nel panorama nazionale ed internazionale sia per incontrare e conoscere colleghi con cui costruire dei ponti, dei collegamenti se non addirittura delle collaborazioni. Ebbene, proprio durante un raduno internazionale avvenuto in Spagna nel 2013, Monica Prato ed Elena Palladino, hanno incontrato e conosciuto la dott.ssa Guadalupe Amescua Villela e partecipando al suo workshop sono rimaste colpite da suo lavoro.


Due parole per dire chi è Guadalupe: sicuramente è una collega disponibile, cordiale e accogliente; è una psicoterapeuta infantile che vive e lavora in Messico. Ha fondato nel 1991 il centro CESIGUE - Centro Gestaltico di Studi e Ricerche - in cui ha sviluppato il suo modello di lavoro e di cui è direttrice nonché docente del corso di specializzazione in Psicoterapia Infantile Gestaltica. Ha pubblicato “La magia de los niños” nel 2001 e "Psicoterapia Infantil Relacional. Un modelo de intervención Gestalt" nel 2015. Invitata a partecipare ha accolto senza remore la nostra proposta e si è resa disponibile sia a tenere una conferenza sul proprio modello che a strutturare un workshop extra, svoltosi la domenica pomeriggio, per chi avesse avuto voglia di saperne di più. Devo dire che non si è risparmiata, anzi è stata molto generosa di elargire contenuti e significati. Ultima nota di colore: dopo il nostro convegno si è aperto un canale di collaborazione con lei che ancora non sappiamo dove ci porterà ma sicuramente ci stimola molto.

Ma cosa è accaduto di concreto durante i giorni del convegno? Per spiegarlo userò tre parole chiave che sono state presenti fin dall'inizio e che hanno fatto da trait d’union tra la fase ideativo-organizzativa, con le riunioni di costruzione e pianificazione, e quella esecutiva con le tavole rotonde, i workshop e gli interventi.

La prima parola chiave è incontro. Lavorando con bambini, adolescenti e famiglie ci siamo resi conto di come sia imprescindibile un lavoro di rete, in primis con i genitori, preziosi alleati nel percorso terapeutico dei propri figli, ma non meno importanti sono i contatti con la scuola o con altri professionisti che stanno effettuando altri percorsi con lo stesso bambino come logopedisti, psicomotricisti o altro. Essere terapeuti dell’età evolutiva significa riuscire a costruire una rete di collegamenti con tutti gli adulti significativi che a diverso titolo seguono il bambino o l’adolescente; se inoltre si è anche gestaltisti diventa essenziale come è imprescindibile l’unità organismo-ambiente. Declinata nel convegno, la parola incontro ha significato creare un evento che parlasse al territorio, e quindi aperto al pubblico, e che si aprisse a differenti professioni come a manifestare la pluralità di sguardi che osservano il mondo dell’età evolutiva.

La seconda parola chiave è dialogo. Anche per questa suggestionante parola abbiamo fatto ricorso alla nostra pratica professionale dato che sempre più spesso accade, interfacciandosi con i servizi di neuropsichiatria infantile o più in generale con le ASL di territorio, di incontrare colleghi che appartengono ad altri orientamenti con cui si condivide la gestione di una situazione. Ecco che diventa essenziale riuscire a co-costruire uno sfondo di significati che permetta il dialogo e la comprensione sia della situazione stessa che delle prospettive future. Ma questo non è il solo motivo perché negli anni abbiamo vissuto un altro interessante fenomeno: condividendo la passione e l’interesse per il lavoro con i minori abbiamo incontrato e conosciuto differenti approcci e metodologie con le quali, entrando in contatto, c’è stato un reciproco influenzamento invece di un irrigidimento dei propri confini, che ha portato ad un aumento di ricchezza sia delle prassi che del pensiero. Per questi motivi abbiamo chiesto la partecipazione di colleghi provenienti da altri orientamenti con cui costruire un dialogo, appunto, che portasse ad un confronto costruttivo ed abbiamo cercato di farlo durante le tre differenti tavole rotonde.
Nella prima abbiamo voluto affrontare questioni legate al contesto socio-culturale con il tema “I cambiamenti della società e delle agenzie educative” e gli interventi del Dott. Mariano Pizzimenti (Direttore SGT), del dott. Marco Orsi (Movimento Senza Zaino) e del dott. Sergio La Rosa (Didatta HCC Italy e HCC Kairos). Nella seconda ci siamo mossi più su un piano terapeutico con il tema “La famiglia: quali disagi e quali risposte terapeutiche?” e grazie agli interventi della dott.ssa Guadalupe Amescua Villela (CESIGUE – Messico) e della dott.ssa Anna Maria Bastianini (ex-ASL 5). Infine con la tavola rotonda da “Modelli familiari d’altrove” e gli interventi della dott.ssa Ester Chicco (ex-ASL 5), della dott.ssa Lelia Pisani (dottore di ricerca in etnoantropologia) e della dott.ssa Cristina Zavaroni, abbiamo dato voce all’incontro mai scontato e sempre molto stimolante con le culture altre.

Infine, la terza parola chiave è esperienza. Questa parola sgorga direttamente dal nostro background di gestaltisti per cui riconosciamo l’importanza ed il valore dell’esperienza, veicolo che permette il cambiamento, se assimilata e non abbiamo voluto creare un convegno che ne fosse privo. Esprimere concetti o trasmettere proprie esperienze è sicuramente nutriente e costruttivo ma permettere alle persone di sperimentarsi in situazioni insolite o semplicemente aiutarli a portare consapevolezza dove non c’era, arricchisce enormemente chi lo vive. Per la Gestalt la persona è un organismo olisticamente considerato in cui mente e corpo sono reciprocamente integrati, quindi alimentare solo una a scapito dell’altro sarebbe come mangiare metà bistecca avendone cucinata una intera. Così per dare spazio all’esperienza abbiamo strutturato vari sessioni di workshop per gestire e dare spazio ai numerosi contributi pervenuti.

Con il convegno inauguriamo il focus età dello sviluppo della rivista, introducendo i ricchi materiali prodotti dai contenuti: dalle tavole rotonde agli articoli di teoria e pratica, a quelli dei resoconti sulle esperienza dei workshop.

In particolare iniziamo a pubblicare l'esperienza di Michela Parmeggiani, collega della scuola Gestat di Milano con la quale esiste uno scambio attivo da tempo e che porta avanti interessanti percorsi in outdoor con adolescenti; verranno inoltre pubblicate anche le esperienze dei workshop di Elena Palladino, Monica Prato e Iride Pistacchio (Susanna Memè) del gruppo promotore, il racconto di ognuna, con il proprio taglio, di alcuni spunti ed elementi salienti del loro lavoro clinico ed esperienziale con bambini, famiglie ed adolescenti. Ma troverete anche il primo resoconto che parla di un'esperienza al di fuori del contesto clinico usuale, scritto da Marilena Massasso, psicologa clinica e psicoterapeuta sistemica, ma anche Doula e insegnante di massaggio infantile, che ci porta appunto l'esperienza della figura della Doula stessa, introducendo così, oltre allo sguardo su altri approcci teorici, quello su diverse professionalità che possono cooperare nel creare un quadro d'insieme, complesso e articolato nell'approccio ai minori. Man mano aggiungeremo i tanti preziosi e differenti contributi che il convegno ha permesso di esprimere, valorizzandone le provenienze, le contaminazioni, gli scambi e i dialoghi.

Come membro del comitato scientifico sono orgoglioso di essere riuscito ad organizzare questo convegno insieme alle mie colleghe, di aver portato il nostro interesse alla scuola in modo convinto, responsabile e strutturato tanto da consentirci di gestire questo importante momento di incontro. Ho cercato di descrivere, attraverso alcune pennellate, il senso, il significato e la direzione del VI convegno dell’ SGT e, riprendendo il titolo di questo articolo, concludo dicendo che il movimento che ha generato questo evento, gli incontri fatti, gli scambi avuti con altri professionisti ha segnato l’inizio di un cammino che ci sta portando ad approfondire, strutturare e sistematizzare il lavoro con l’età evolutiva come gruppo all’interno della scuola e lo stiamo portando avanti con rinnovata passione e determinazione, facendolo diventare oltre che un'occasione di ricerca e arricchimento della scuola, un collegamento fruttuoso con altre esperienze italiane ed estere.

 

Jgor Francesco Luceri Psicologo, Psicoterapauta, Giudice Onorario del Tribunale per i Minorenni di Torino; co-fondatore del centro di sostegno per minori e famiglie Kaleidos.