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Interviste

Intervista "Il gruppo e il suo campo"

Sanja Bratina, Gestalt Studio Beograd -intervista di Piergiulio Poli

Sanja Bratina, Piergiulio Poli


Questa intervista è nata dal mio interesse nel chiarire come i campi vasti (cambiamentio culturali, fasi di sviluppo della scuola) influenzano lo stile di insegnamento della Gestalt all’interno dei gruppi di formazione. Con Sanja Bratina esploriamo il processo di maturazione ed evoluzione della Scuola di Belgrado, e in particolare alcune sfide che i formatori affrontano durante la transizione di leadership. Tra le pratiche di formazione parliamo dell’identificazione con il gruppo e dell’importanza di usare le pause e i tempi non strettamente formativi.

Sanja Bratina è una Psicoterapeuta e consulente aziendale con una pratica private a Belgrado, città in cui è nata nel 1965. E’ una delle fondatrici del Gestalt Sudio Beograd ed è trainer e supervisore con 25 anni di esperienza presso   l’European Accredited Institute for Gestalt Therapy Institute. Questo è un network internazionale di Scuole di paesi della ex-Jugoslavia e Malta. Sanja Bratina insegna in un corso avanzato per la Gestalt nelle Organizzazioni, collabora con la Mokrogorska School for Management ed è supervisor presso SIT Balkan.

Sanja's interview in the original language

 

Piergiulio: Cara Sanja, mi fa piacere vederti. Voglio fare questa intervista con te perché la nostra scuola a Torino in questo periodo sta cambiando, c'è una nuova generazione di formatori che stanno crescendo e noi stiamo riflettendo riguardo a cosa eravamo e a cosa siamo ora. Stiamo considerando gli aspetti della nostra scuola che sentiamo come specificamente nostri, comparati alle altre scuole. Sto cominciando con il considerare il modo in cui noi lavoriamo con i gruppi e come la nostra teoria è influenzata dal nostro modo pratico di fare formazione. Penso che noi sottolineiamo l’aspetto di comunità, lavoriamo molto sul processo di identificazione dis-identificazione degli individui nel gruppo e solo recentemente abbiamo cominciato a produrre teoria. Sarebbe molto utile poter sentire la tua opinione riguardo alla peculiarità della tua scuola, lo Studio Gestalt di Belgrado.

 Sanja: la nostra scuola è nata in un epoca turbolenta, abbiamo cominciato a Belgrado nel 1991, la Jugoslavia si stava disgregando e le cose si stavano mettendo male. Negli anni seguenti la Jugoslavia, attraverso una guerra violenta, si sarebbe divisa in stati separati. Anche la società della Gestalt in Jugoslavia si stava dividendo. La nostra scuola in quel periodo, venne creata con lo scopo di mantenerci in contatto e uniti mentre la Jugoslavia stava cadendo a pezzi. In effetti la nostra crescita coincise con lo sgretolamento della Jugoslavia: quando ciò che prima era stabile e acquisito si stava sgretolando.Avevamo bisogno di supporto, conoscenze e capacità per poter far fronte alla distruzione che ci circondava. Dopo la guerra, cominciammo gradualmente a stringere dei legami con le persone della ex Repubblica Jugoslava e aiutammo a far sorgere nuove Scuole di Terapia della Gestalt nella regione (Macedonia, Montenegro, Bosnia ed Erzegovnia e Croazia).

 Il problema per molti anni è stato quello di come fare a sopravvivere in quei tempi difficili, non solo fisicamente ma anche professionalmente in situazioni e in campi molto complessi. Cercavamo di far cooperare delle persone che stavano in zone geografiche divise da ideologie politiche, dall'odio e dai conflitti. Per molti anni la frustrazione all’interno del gruppo fu bassissima all'interno del gruppo,  là fuori invece ce n’era tantissima: avevamo bisogno e volevamo creare un luogo per poterci supportare a vicenda e processare  ciò che ci stava accadendo.

 Ci volle parecchio adattamento creativo  per stabilizzarci come scuola e come professionisti! Per esempio, in Serbia c'era l'iperinflazione e noi lavoravamo per l’equivalente di 5 Marchi tedeschi al mese, la nostra valuta era senza valore per cui cominciammo a fare terapia in cambio di servizi e generi alimentari. Eravamo entusiasti e pieni di buoni propositi, stavamo imparando a fare psicoterapia in tempi molto incerti. Era veramente diverso da ciò che accade ora. Ora la nostra scuola ha 25 anni, abbiamo una struttura forte e la frustrazione interna è maggiore rispetto a prima perché ora siamo in grado di sostenerla. Ci siamo dati molte più regole. Quando la situazione attorno a noi è diventata più stabile, siamo stati in grado di accomodare maggiormente le differenze tra noi nei gruppi. Come scuola siamo riconosciuti dall'EAGT, ciò significa che la nostra organizzazione adesso ha molta visibilità ed è forte.

 

Piergiulio: grazie per avermi fornito un quadro dell'ambiente in cui hai cominciato, questo è davvero molto utile. A Torino noi abbiamo forse bisogno di riflettere su quali sono le circostanze in cui siamo nati.... probabilmente la nostra scuola è stata creata nel momento in cui lo Stato italiano ha regolato le scuole con una legge.

Voglio farti una domanda riguardo ai gruppi. Hai fatto la formatrice da subito? Hai condotto altri tipi di gruppo?

Sanja: ero parte del primo gruppo di formatori  nel 1991. Il gruppo era condotto dalla nostra formatrice Lidija Pecotic PhD. Personalmente ho cominciato a lavorare con i gruppi nel 1987 quando ero ancora in formazione. Nel 1998 ho cominciato a condurre gruppi educativi come giovane formatrice esattamente quando cominciarono i bombardamenti  della NATO. I nostri gruppi a quei tempi erano molto aperti, chiunque era ammesso a imparare, ma solo quelli che avevano un percorso universitario di tipo umanistico avevano la possibilità di ottenere il diploma in psicoterapia della gestalt. Eravamo anche molto pratici: prima lavoravamo in modo esperienziale ed in seguito prendevamo in considerazione la teoria e questo è ancora oggi il nostro modo di apprendere e insegnare. La condizione richiesta per poter accedere ai corsi di apprendimento -e più avanti allo studio teorico e alla supervisione- era quella di avere fatto un anno di lavoro su di sé. All'inizio avevamo una struttura debole, non sapevamo esattamente quante ore di lezione sarebbero state necessarie per formare dei psicoterapeuti. Avevamo una mentalità molto tradizionale. La nostra principale formatrice si era formata a San Diego, Lidija Pecotic, PhD. Lei ha fondato anche un istituto a Malta e altri nella ex Jugoslavia; i formatori dei suoi istituti erano collegati tra loro ed erano sparsi in diverse nazioni per cui noi facevamo parte dello stesso network di apprendimento. Quando crebbero le scuole nella nostra nazione, noi come formatori, ci siamo ritirati e abbiamo fatto spazio alle nuove generazioni per far si che continuassero il lavoro che avevamo cominciato. Eravamo presenti principalmente per fare supervisione ma raramente siamo ritornati  nelle scuole più giovani a fare i formatori. Le nuove scuole divennero indipendenti dai vecchi psicoterapeuti esperti e dalle scuole già avviate. E’ molto importante che i formatori più vecchi diano spazio a quelli più giovani, almeno per un certo periodo di tempo finché non si stabiliscano nuovi rapporti. Da lì in poi volgiamo restare in relazione con dei collegi non con degli studenti.

 

Piergiulio: Parlami della tua teoria riguardo ai gruppi, del modo in cui tu intendi il lavoro di gruppo...

Sanja: all'inizio non prestavamo attenzione alle dinamiche di gruppo, facevamo il classico lavoro della sedia bollente. I formatori lavoravano con un allievo alla volta con il gruppo. Non eravamo molto attenti ai processi di gruppo, il lavoro era molto simile alla terapia individuale con il gruppo nello sfondo. Il gruppo era li, i membri del gruppo erano presenti, erano eccitati, a volte frustrati ma di questo raramente ci si rendeva conto. Il focus era rivolto allo sviluppo personale individuale. Con la crescita della Scuola, imparammo cose nuove da altri formatori, per esempio ci siamo formati con Douglas Davidov membro del New York Gestalt Institute (fu molto coraggioso a venire da noi fin dal 1992, quando le cose qui erano davvero molto pesanti, quando eravamo sottoposti alle sanzioni dell' UN; era molto difficile per un formatore americano entrare in una nazione altamente militarizzata).

Inoltre siamo anche molto grati al tedesco Bertram Muller che si fece avanti per insegnarci in un momento in cui era molto difficile essere presenti. In seguito arrivarono diversi formatori (Ken Evans, Serge Ginger  tra i tanti) e noi come formatori sviluppammo diversi stili di lavoro coi gruppi. Adesso noi abbiamo 12/14 formatori , ciascuno con il proprio stile, noi conduciamo il gruppo in modo molto diverso pur avendo il medesimo background teorico. Gli studenti scherzano parecchio riguardo a quanto siamo diversi: se vuoi un gruppo dove si pone l'accento sulle dinamiche, vai da questo formatore, se vuoi confrontarti vai da quell'altro, se vuoi piangere tanto vai da un altro ancora.... Ora ciascuno di noi tiene conto delle dinamiche di gruppo nel suo lavoro; abbiamo messo a punto dei workshops per insegnare delle competenze specifiche di cui hai bisogno per lavorare coi gruppi. Utilizziamo le teorie del se, il ciclo del contatto e la teoria del campo, facciamo anche esperimenti. Utilizziamo parecchio la teoria del campo: ciascuno è parte del campo, anche una persona che fisicamente è lontana dal gruppo. 

 

Piergiulio: l'identificazione con il gruppo è molto importante per la nostra scuola, spesso ci ritroviamo a chiederci: sono parte di questo gruppo? Chi sono per questo gruppo? Ci sono sottogruppi? Accade lo stesso nella vostra scuola?

Sanja: Non credo, non molto. Noi ci adattiamo alle esigenze del gruppo qui-e-ora.... negli ultimi 26 anni di insegnamento, questo è emerso raramente come tema principale. Alcuni gruppi sono molto interessati nel badarci mentre altri no. Alcuni gruppi sono interessati alle proprie dinamiche e vi dedicano parecchio tempo, altri no. Abbiamo alcuni esercizi che mettiamo in pratica per evidenziare maggiormente queste dinamiche ( disegnare, collocare le persone nello spazio fisico, dare feedback, muovere, toccare, far fare gruppo....). Non le usiamo spesso (è obbligatorio farlo una volta all'anno, durante un modulo) se il gruppo non ha interesse ad esplorare le dinamiche di gruppo.

 

Piergiulio: Forse l'identificazione con il gruppo è un processo parallelo; questo è molto importante per lo staff...

Sajna: si, si, si... questo accade. Penso che come gruppo ci conosciamo molto bene, la maggior parte di noi dello Studio gestalt di Belgrado, siamo colleghi del corso che si tenne nel 1991... abbiamo pochissimi formatori “anziani” nel nostro staff. Siamo in armonia, ci confrontiamo facilmente tra noi. Dal momento che non osserviamo le nostre dinamiche di gruppo, evidentemente non influenziamo neanche i formatori a farlo. C'è stato un periodo in cui l'energia della Scuola era molto bassa, a quel tempo discutevamo rispetto a quanto interesse nutrivamo nel supportarci gli uni con gli altri e nel creare la Scuola. Ci stavamo riconfigurando, la fase iniziale di entusiasmo stava scemando; ci stavamo affermando con successo nella carriera privata e non avevamo la stessa energia di prima da dedicare alla Scuola. Discutevamo su chi aveva dato di più, chi aveva preso di più, stavamo stabilendo regole nuove, più trasparenti e visibili dall'esterno.Ci ponevamo molte domande e non c'erano molte risposte: decidemmo di organizzare questo nuovo assetto con l'aiuto della nostra leader Lidija Pecotic.

 Quest'atmosfera ebbe un impatto sui gruppi di formazione, avevano una energia bassa, e si facevano molte domande e avevano parecchi dubbi. Quando riorganizzammo noi stessi e la scuola, tutte queste problematiche andarono in secondo piano. Ovviamente i gruppi erano influenzati dalla cultura della vasta comunità dei professionisti, c'erano regole non dette che erano attive in tutti i sottogruppi della comunità.

 

Piergiulio: ancora una domanda. Il nostro vecchio formatore era Isha Bloomberg, egli diceva: la maggior parte dell'apprendimento avviene fuori dai gruppi di formazione, cosicché noi strutturiamo la scuola attorno a questa indicazione. Per esempio, in passato facevamo formazione in residenziale ed abbiamo sempre incoraggiato gli allievi a collaborare ( e se necessario criticare) con la Scuola.

 Sanja: esistono parecchie ricerche riguardo a come attività extra terapeutiche risultino essere molto importanti per il successo psicoterapico! Non è solo una cosa che riguarda solo la Gestalt. Molte cose accadono nelle pause dei corsi e ciò che è detto e fatto nelle pause, questi tempi sono conteggiati nel curriculum formativo. Nelle pause la dinamica del gruppo è attiva e viene anche processata.

 Noi sia come comunità che come Scuola, nutriamo un approccio amichevole nei confronti dei nostri studenti. Parte della formazione è erogata negli studi dei formatori e tutti loro hanno i mezzi per incoraggiare la socializzazione degli allievi. Gli allievi possono mangiare, riposare e perfino dormire la notte nella scuola, è molto importante che gli allievi si sentano bene accolti. La scuola ha l’uso di una grande casa fuori città, questa è disponibile per diverse iniziative nel campo, non necessariamente solo a carattere formativo o terapeutico. Lì facciamo delle feste, giornate di poesia, informazioni giornaliere e ogni sorta di eventi culturali. Facciamo dei lavori a contatto con la natura, facciamo dei workshop lontani da Belgrado. Divulghiamo informazioni sulle opportunità di lavoro nel settore sociale. Supportiamo parecchi progetti e organizzazioni indipendenti, anche progetti sportivi. Organizziamo conferenze internazionali multidisciplinari sulla terapia della Gesatalt per supportare il networking dei nostri allievi e colleghi. Riguardo a questo, voglio invitare tutti voi a partecipare al II Congresso Internazionale Interdisciplinare della Terapia della Gestalt sul tema: “L'uomo nei processi di cambiamento e la Terapia della Gestalt” Belgrado, Serbia. Il Congresso si terrà dal 15 al 18 settembre 2017 nel centro di Belgrado, alla Koralac People's University e al Museo della Jugoslavia Film Archive.

Piergiulio: ti ringrazio tantissimo per il tempo che mi hai dedicato, è stato molto utile ed interessante parlare stasera!