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Interviste

Intervista "Lavorare con l'ombra del leader"

Intervista a Peter Cole, Sierra Institute for Contemporary Gestalt Therapy - di Piergiulio Poli

Peter Cole, Piergiulio Poli

Le tre domande che ho fatto a Peter Cole provengono da una riflessione che abbiamo fatto insieme nell’ultimo mese (dicembre 2016) su quello che lui chiama lavoro con l’ombra del leader, illustrato in un articolo apparso su Gestalt Review nel 2013. La prima domanda porta un esempio del suo lavoro sull'ombra che all'SGT chiamiamo pulire lo sfondo o nutrire lo sfondo; si tratta della risoluzione di un recente contrasto che Paul ha avuto con un'allieva attraverso un atto di disclosure del formatore. La seconda domanda riguarda lo sfondo pratico e istituzionale in cui la formazione si svolge. La terza riguarda nello specifico il concetto di deliberatezza che pur apparendo molto frequentemente in PHG, raramente è trattato dagli autori più famosi. 

Peter Cole è un formatore e psicoterapeuta della gestalt con 20+ anni di esperienza. Con la moglie Daisy Reese è fondatore del Sierra Institute for Contemporary Gestalt, con sedi a Sacramento e Berkeley. Peter è è un terapeuta di gruppo certificato e assistente alla cattedra di Psichiatria della UC Davis School of Medicine. Si è interessato di psicologia del danaro e pubblicato in questo settore. Sta preparando in questi giorni un libro sul lavoro nei gruppi in gestalt therapy.   

Intervista in inglese/Interview in English 

 

Piergiulio: Nel tuo articolo “In the shadow of the leader” parli di come i membri di un gruppo cooperano dinamicamente nel mantenere fuori dalla consapevolezza azioni e parole “non volute” o ansiogene. Ogni membro del gruppo ha una qualche consapevolezza di questo fatto e condividere consapevolezza potrebbe chiarire il processo che si sta sviluppando? Cosa convince le persone nei gruppi (o nelle coppie) a mantenere nell’ombra o a parlare di certi temi? Hai un esempio interessante da portarci?   

Peter: spesso la relazione tra i membri di un gruppo e il leader è complessa. Il leader è il membro più cruciale del gruppo, nel senso che senza un leader il gruppo funziona a fatica. Se i membri riconoscono che il gruppo è un luogo di connessione, crescita e guarigione, loro hanno poco interesse a “uccidere” il leader. Inoltre il leader ha molto potere, sia per aiutare che per ferire i membri del gruppo. Le sue reazioni, attenzione, complimenti, critiche hanno un peso particolare nel gruppo. Così uno dei fattori che inibisce consapevolezza e dialogo è la protezione de leader o, più accuratamente, il gruppo protegge sé stesso dal leader.      

In un gruppo il mese scorso un membro sembrava non stesse a suo agio nel gruppo, e io ho pensato che avesse a che fare con me. Ho chiesto cosa succedeva e lei mi ha risposto che era arrabbiata con me per una mail mandata in seguito all’elezione di Trump.  Avevo mandato una mail dicendo che il gruppo poteva essere un buon posto per trovare supporto dopo la sconfitta elettorale. Questo membro del gruppo è gay e di colore e si sentiva particolarmente vulnerabile dopo le elezioni; sentiva comunque inappropriata e manipolativa la mia e-mail.  

All’inizio ero sorpreso, ma ho sentito che era importante ascoltare ciò che diceva. Altri membri del gruppo le hanno dato supporto e condiviso le loro sensazioni rispetto la mail. Quando ho sentito di aver praticato veramente inclusione, ascoltato profondamente e praticato confirmation*  - comunicandole ciò che ho sentito da lei, allora ho parlando dalla mia esperienza mi sono preso la responsabilità. Ho detto al membro del gruppo che ho perso il mio equilibrio nel sapere dell’elezione di Trump, ho subito un trauma alla notizia.  La mia e-mail al gruppo era partita per confortare loro, ma sotto era anche un mio cercare di raggiungere loro per ottenere rassicurazione e connessione. Avevo proiettato sui membri del gruppo un mio bisogno di rassicurazione e connessione. Con questo contatto ho sentito la situazione risolversi. 

 

PG: lo sfondo di un gruppo di training è composto anche da affermazioni di tipo teorico, da diagnosi e dalle pratiche di formazione.  Formatori e allievi sono fedeli ad organizzazioni professionali che hanno creato il loro modo di inquadrare ansietà, sofferenza e diagnosi. Parli di queste cose ai tuoi trainer? 

P: si, parliamo di queste cose esplicitamente. Ovviamente non possiamo sapere tutto ciò che potrebbe essere oggetto di domanda! Sicuramente è molto di più di quanto possiamo immaginare.  

 

PG: per ragioni linguistiche e scelte editoriali dei traduttori in Italia abbiamo una conoscenza parziale di ciò che Goodman chiama deliberatezza. La parola è stata tradotta spesso con intenzionalità, un concetto che ha le sue radici nella fenomenologia. Come ci siamo detti in precedenza ciò che una persona o un gruppo rende figurale ad un certo momento ha una relazione con una costellazione di azioni e di parole non dette (il ground). E’ corretto per te dire che deliberatezza descrive la qualità emozionale di ciò che sorge alla consapevolezza? Cosa ne pensi della deliberatezza?  

P: In psicologia le nuove teorie nascono dalla critica delle vecchie. Qualsiasi teoria che ha qualche valore è basata sulla tradizione precedente - altrimenti è solo “pensiero selvaggio”. Perls e Goodman confrontavano Freud. Ciò che è deliberato è conscio (non il prodotto dell’inconscio freudiano), è scelto (non determinato da forze psichiche) ed è un’espressione della volontà. Ovviamente se il deliberato è figura, questo ha relazione con lo sfondo. C’è un processo di consapevolezza in atto, un flusso di consapevolezza nel quale il campo viene sentito e anche le emozioni. con sufficiente supporto la consapevolezza emerge, la situazione si chiarifica, e ora noi possiamo scegliere.  Scegliere con deliberatezza significa prendersi la responsabilità esistenziale. La Gestalt Therapy espande la nostra “finestra di consapevolezza” cosicché possiamo scegliere deliberatamente.  Questo non garantisce che facciamo la scelta giusta - ma abbiamo scoperto che questo tende a supportare scelte integrative e coraggiose. Sì, sono favorevole alla deliberatezza, sono favorevole alla scelta. E anche se ci sono molte forze al lavoro di cui non siamo ancora consapevoli, io preferisco pensare a me stesso e ai miei clienti come agenti liberi e responsabili.   

 

*confirmation: ascoltare per confermare, non per differenziare